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Le emozioni del cinema

Come anticipato nello scorso articolo , il 1800 fu un anno di grandissime scoperte. Tra queste, quella che ha definito gran parte dell' intrattenimento dei nostri giorni è il cinema , nel 1895, dei fratelli Lumiere. L'invenzione portò subito molto stupore nel pubblico tant'è che, nella celeberrima scena del treno, quando gli spettatori si videro proiettare una locomotiva in arrivo alla stazione, scapparono pensando fosse reale. Divenne in Italia famosa, grazie a Paolo Villaggio , la scena in "Superfantozzi" del 1986 in cui venne ripreso il fatto appena raccontato del film dei Fratelli Lumiere. Emozioni. Le immagini e le pellicole hanno sempre avuto l'obiettivo di suscitare nello spettatore delle forti emozioni .  Inizialmente molto facile, data appunto la novità che la proiezione di una pellicola portava con sé, ma col tempo si è sentita la necessità di innovazione . È proprio in questo caso che entra in scena un successore nel nostro stereoscopio: gli o...

Da invenzione a realtà

 Chiaramente, il nostro strumento ha bisogno di essere prodotto per essere utilizzato, soprattutto per la fama che raccolse e l' alto numero di richieste dell'epoca. Louis Jules Duboscq , costruttore di strumenti ottici francese, è noto fin dagli inizi dell'Ottocento per l' alta qualità dei suoi strumenti ottici . Iniziato l'apprendistato presso Jean-Baptiste-François Soleil , un importante costruttore di strumenti ottici che costruiva e commercializzava vari oggetti, nel 1839 Duboscq sposò una delle figlie Soleil e, alla morte del suocero nel 1849 , ne rilevò il laboratorio . Nel 1852 la Soleil iniziò a produrre e commercializzare lo stereoscopio lenticolare di Brewster. Anche nel "Nuovo Continente" arrivarono presto aziende in grado di produrre su larga scala strumenti scientifici tra cui, in particolare, stereoscopi. Una tra queste è stata la " Underwood & Underwood ". L'azienda iniziò a produrre a livello internazionale stere...

I Libri

Possiamo facilmente ritrovare la fama del nostro stereoscopio riflessa nelle pubblicazioni di ogni periodo , anche molto recenti. Qui di seguito ho deciso di riportarne alcune , permettendomi di mostrarvi per prima quella riguardante anche la mia città natale: Firenze. Anton HAUTMANN, Firenze in stereoscopia, Ocatvo, 1999 Stanislao PECCI e Franco GENGOTTI, Stereofotografia.Manuale pratico per il cinema e la fotografia tridimensionale, 1920 Wim VAN KEULEN, 3DImagics. A stereoscopic Guide to the 3D Past and its Magic Images 1838-1900,3-D Books Productions, 1990 (EN) Stephen PINKER, How the Mind Works, W. W. Norton & Company, 1999 (EN) Donata Pesenti CAMPAGNONI, Quando il cinema non c'era. Storie di mirabili visioni, illusioni ottiche e fotografie animate, UTET Università, 2007 Susan BARRY, Vedere e rivedere,Biblioteca Le Scienze, 2010

I protagonisti

Anticipati il periodo e l'ambiente che circondavano l'invenzione di cui parliamo in questo blog, è arrivato il momento di parlare dei suoi inventori . Parliamo di "inventori" al plurale perchè, come spesso è accaduto nella storia, uno ha succeduto l'altro e migliorato la precedente invenzione. Nonostante i due non si siano mai conosciuti di persona, è come se avessero lavorato in sintonia , il primo lasciando le basi per il secondo. Sir. Charles Wheatstone , il primo ideatore dello stereoscopio, è stato un fisico ed inventore britannico. Nato a Gloucester nel 1802 , è stato sin da piccolo grande appassionato di fisica ed elettromagnetismo . Nonostante lavorasse con l'omonimo zio in una piccola bottega di strumenti musicali, utilizzava i suoi risparmi per acquistare manuali e saggi sulla fisica . Questi lo portarono, appunto, alla creazione dello stereoscopio nel 1832 , brevettato poi nel 1838, e a ricoprire un ruolo fondamentale nello sviluppo della tel...

I materiali

 I vari elementi che compongono il nostro Stereoscopio hanno chiaramente bisogno di precise caratteristiche per adempiere le loro funzioni. Come spesso accade, le invenzioni si basano inizialmente sul MVP (Minimum Viable Product), ovvero sul prodotto più semplice ed economico possibile che riesca comunque a portare a termine il proprio obiettivo. Lo Stereoscopio del 1838 era infatti formato da semplici c omponeneti strutturali in legno , resistente ed economico, e da due piccoli specchi, miglior materiale possibile per riflettere le immagini. Le parti in legno verranno poi sostituite dal metallo , materiale ancora più solido e, se vogliamo elegante , data la fama che l'oggetto presto acquisì e l'incrementò nella domanda che ne seguì. Credete che la Regina Vittoria quando ne volle uno personale si pose problemi di spese? Nelle versioni più moderne, cambiando la struttura, divennero inutili gli specchi che vennero prontamente sostituiti da piccole lenti in vetro . Infine, nei...

Il mito

Chi non conosce il mito di Polifemo nell' Odissea ?  Alcuni dicono anche che i faraglioni di Acitrezza , in Sicilia, siano proprio quelli scagliati dal ciclope verso Ulisse per bloccare la sua fuga. La sua storia e la sua figura potrebbe avere una connessione con lo stereoscopio . Prima però, facciamo mente locale leggendo questo breve riassunto della vicenda: Polifemo (dal greco antico Polýphemos, che significa “loquace, che parla molto”) è il nome di un personaggio della mitologia greca . Un ciclope , creatura mostruosa e gigantesca, dotato solamente di un occhio . Era figlio di Toosa, ninfa marina, e di Poseidone. La mitologia classica definisce Ciclopi sia i figli di Urano e di Gaia, sia gli appartenenti a un’antichissima popolazione. Il popolo dei Ciclopi è ricordato anche dallo storico Tucidide. Omero li descrive come un popolo di Giganti antropofagi , forti e dediti alla pastorizia, caratterizzati da enormi dimensioni e dal possesso di un unico occhio in mezzo alla fronte...

Il simbolo e le origini

 La possibilità di rappresentare uno spazio tridimensionale o comunque ingannare il nostro cervello con immagini difficilmente interepretabili ha sempre destato un grande interesse nell'uomo. Solo nel Rinascimento con l'invenzione della prospettiva centrale , dipendente da precise leggi scientifico-matematiche , si riescono a sviluppare delle regole solide per delle rappresentazioni in profondità . Esperimenti di questo tipo risalgono però anche ai Greci . I loro templi , con la lieve inclinazione delle colonne e della trabeazione verso l'interno, con il rigonfiamento della colonna a circa due terzi d'altezza per sottrarsi alla deformazione prospettica, cercavano di ingannare l'occhio umano per far sembrare la struttura più imponente e decisa . Anche gli affreschi romani , di cui purtroppo ci rimangono ben poche rappresentazioni, cercarono di rappresentare la realtà come la vedevano, in prospettiva , camuffando simpaticamente gli errori prospettici con f...